martedì 28 febbraio 2012

Come recitare davanti al Gohonzon....


Guarda il Gohonzon,fondi con lui senza cercare nulla,senza pensare nulla.I pensieri fluiscono,ma tu non li cerchi,non li segui:se vengono va bene,se non vengono,va bene uguale.Se entrerai in sintonia con questo modo di praticare,i pensieri non ti disturberanno e tu sarai completamente raccolto.Se ti vengono molti pensieri mentre pratichi,non dispiacertene;basta la sola vaga sensazione che vuoi lib...erartene e la lotta comincia.Invece è un processo naturale e come le foglie spuntano sugli alberi,i pensieri spuntano nella mente.Non c'è niente di male.Rimani un'osservatore imparziale e non dare valutazione,limitati a fissare il Gohonzon e seguita a praticare.PIU' LO FISSERAI RACCOLTO,meno i pensieri ti daranno fastidio.PIU' DIVENTERAI TUTT' UNO CON LUI,più ti avvicinerai alla buddità.Ma cosa ci guadagnamo noi a diventare dei Budda?Niente!Al contrario,si perdono molte cose :l'angoscia,l'ambizione,l'odio,la violenza e la possessività.Ognuno dei dieci mondi si illumina.Stupidità,avidità,collera svaniscono e rimane ciò che già c'era da sempre:LA BUDDITA'!!!!!!!!

(tina)

domenica 15 gennaio 2012

Diagramma del Gohonzon

i

Diagramma del Gohonzon trascritto dal Sommo Prelato Nichikan Shonin

1. Nam-myoho-renge-kyo

2. Nichiren

3. Zai gohan -Marchio della firma personale di Nichiren Daishonin.

4. Dai Bishamon-tenno -Grande Re Celeste Vaishravana (Sánsc.) chiamato anche Tamon-ten ( esempio per molti insegnamenti).

5. U kuyo sha fuku ka jugo -Chi farà offerte accumulerà tanta buona fortuna che sorpasserà i dieci titoli onorifici(del Budda).

Nota: Nel Buddismo,il termine fare offerte ha un ampio significato; in questo caso vuol dire rispettare ed elogiare.

6. Namu Anryugyo Bosatsu -Bodhisattva della practica Fermamente Stabile(Sánscrito. Supratishthitacharitra).

Nota: La parola namu deriva dalla parola sánscrita namas e significa 'devozione' o, la fusione perfetta tra la nostra vita e la verità eterna.Si aggiunge ad alcuni nomi nel Gohonzon come segno di gran rispetto.

7. Namu Jyogyo Bosatsu -Bodhisattva delle Pratiche Pure (Sánscrito. Vishuddhacharitra).

8. Namu Shakamuni-butsu -Il Budda Shakyamuni.

9. Namu Taho Nyorai -Il Budda Taho. (Sánscrito Prabhutaratna Tathagata).

10. Namu Jogyo Bosatsu -Bodhisattva delle Pratiche Superiori(Sánscrito. Vishishtacharitra).

11. Namu Muhengyo Bosatsu -Bodhisattva delle Pratiche Illimitate (Sánscrito. Anantacharitra).

12. Nyaku noran sha zu ha shichibun -A coloro che offenderanno i seguaci della Legge, gli sarà ripartita la testa in sette pezzi.

13. Dai Jikoku-tenno -Il Grande Re Celeste che sostiene la nazione. (Sánscrito. Dhritarashtra).

14. Aizen-myo'o -Divinità buddista (Sánscrito. Ragaraja). Rappresenta il principio buddista de " I desideri terreni sono illuminazione.

15. Dai Myojo-tenno -Il Grande Re Celeste delle Stelle.

16. Dai Gattenno -Il Grande Re Celeste della Luna o il Dio della Luna.

17. Taishaku-tenno -Il Re Celeste Shakra (conosciuto anche come il Re Celeste Indra).

18. Dai Bontenno -Il Grande Re Celeste Brahma.

19. Dai Rokuten no Mao -Il Re Demone del Sesto Cielo.

20. Dai Nittenno -Il Grande Dio Celeste del Sole, o il Dio del Sole.

21. Fudo-myo'o -Divinità buddista Achala( scritto in Sansrito o Sidham).

22. Hachi Dairyuo -Gli otto Grandi Re Dragoni.

23. Dengyo Daishi -Il Grande maestro Dengyo.

24. Jurasetsunyo -Le dieci figlie del demone(Sànscrito - Rakshasi)

25. Kishimojin -La Madre e i Figli Demoni(Sànscrito - Hariti).

26. Tendai Daishi -Il Grande Maestro T'ien-t'ai.

27. Dai Zojo-tenno -Il Grande Re Celeste dello sviluppo e della crescita(sánscrito.Virudhaka).

28. Hachiman Dai Bosatsu -Il Grande Bodhisattva Hachiman.

29. Kore o shosha shi tatematsuru -Rispettosamente trascrivo questo Testo.

30. Nichikan ,Il marchio della firma personale del Sommo Prelato che ha trascritto questo Gohonzon, in questo caso Nichikan.

31. Tensho-daijin -La Dea del Sole.

32. Butsumetsugo ni-sen ni-hyaku san-ju yo nen no aida ichienbudai no uchi mizou no daimandara nari -

In 2.230 anni, cioè da quando il Budda è morto, questo Grande Mandala non è mai apparso.

33. Dai Komoku-tenno -Il Grande Re Celeste della Purezza. (Sánscrito. Virupaksha).

34. Kyoho go-nen roku-gatsu jusan-nichi -Il tredicesimo giorno del sesto mese del quinto anno di Kyoho(1720)


IL Gohonzon trascritto da Nichikan Nel Gohonzon trascritto da Nichikan, i dieci stati vitali sono rappresentati in due gruppi: I quattro stati nobili ( Lo Stato di Budda, Bodhisattva, Compassione e il mondo di Studio) e i sei Stati piu' bassi ( Estasi, Umanita', Collera, Animalita',Fame e Inferno.) Nel Gohonzon trascritto da Nichikan, I quattro Stati Nobili sono rappresentati dal Budda Shakyamuni (No.8) Colui che conquista molti Tesori (n.9)Pratica Pura (No.7.) entrambi rappresentano la condizione di Budda e le quattro guide dei Bodhisattva della terra: Bodhisattva delle Pratiche Superiori(No.10) Bodhisattva delle pratiche illimitate (No.11) Bodhisattva delle pratiche stabilite saldamente (No.6) e Bodhisattva delle pratiche pure (No.7.) I sei Stati più bassi sono rappresentati da figure.Riferendosi allo Stato di Estasi, Animalità, Fame. Lo Stato di Estasi, per esempio, è reppresentato dai Quattro Re Celesti: Colui che ascolta gli insegnamenti (No.4), Il Grande Re Celeste sostenitore della Nazione(No.13,)Il Grande Re Celeste della Crescita e dello Sviluppo (No.27,)Il Grande Re Celeste della Purezza(No.33,) e Il Grande Re Celeste del Sole (No.20,) Il Grande Re Celeste della Luna (No.16,) Il Grande Re Celeste delle Stelle (No,15,) e il Re Demone del Sesto Cielo (No.19.) Il mondo di Animalità è rappresentato da Otto Grandi Re Dragoni(No.22,) e il mondo di Fame è rappresentato dalla Madre dei Figli Demoni (No.25)e le Dieci Figlie Demoni (No.24.)


Altri Caratteri Al No.26 e 23 ci sono , rispettivamente Tien-Tai e Dengyo che hanno fedelmente trasmesso gli insegnamenti della Legge. Ci sono le Divinità dell'India, il Grande Re Celeste Indra (No.17) e il Grande Re Celeste Brahma (No.18,) sono incorporati nel Gohonzon come Divinità Buddiste. Ci sono anche Divinità del Giappone, La Divinità del Sole (No,31) e il Grande Bodhisattva Hachiman (No.28.) Ci sono due nomi scritti in sansrito antico (medievale), il Sidham. Questi sono, la Divinità Buddista Ragaraja (No.14,) che rappresenta il principio de "I Desideri Terreni sono Illuminazione, e la Divinità Buddista Achala (No.21,) che rappresenta il principiodi "Le Sofferenze di Nascita, Malattia e Morte sono il Nirvana." Nel Gohonzon c anche una Dichiarazione di Nichiren Daishonin che dice, "Nei 2.230 anni da quando il Budda Shakiamuny è morto, questo Grande Mandala non è mai apparso nel mondo. " (No.32.) Illustrando la legge di causa ed effetto, nel Gohonzon ci sono anche le due promesse Buddiste: "Coloro che faranno offerte, accumuleranno molta buona fortuna che supererà i dieci titoli onorifici( del Budda)" (No.5) e " Coloro che calunnieranno e molesteranno i seguaci della Legge, avranno la testa spaccata in dieci pezzi " (No.12.)


Organizzazione grafica del Gohonzon L'organizzazione grafica dei caratteri scritti nel Gohonzon è basata nellla Cerimonia dell'Aria descritta nel Sutra del Loto. "L'apparizione della Torre dei Tesori Preziosi" (Capitolo undicesimo,) descrive l'apparizione di una torre magnifica: "A quel tempo, quando il Budda era in vita, c'era una torre adornata con sette Tesori, alta 500 yojanas e 250 yojanas di larghezza e profondità, che emerse dalla Terra e rimase sospesa in aria" (Il Sutra del Loto, pag.170.) Pare che la misura di una yojana , era la distanza che l' esercito Reale percorreva marciando un giorno intero, con un'altra interpretazione che indica in 500 yojana il raggio della Terra. Quando La Torre Preziosa emerse, era chiusa, pero Shakyamuni l'aprì dopo che il Budda Taho, che appare seduto sulla Torre Preziosa, dette validità alle affermazioni di Shakiamuny e lo invitò a sedersi vicino a Lui. Questo è il modo in cui comincia la Cerimonia dell'Aria. Il Pres. Toda (secondo Pres. della Soka Gakkai), riferendosi alla Torre Preziosa, una volta disse: "Dentro le nostre vite esiste uno speldido stato vitale che è difficile da comprendere, chiamato Buddità. Questo stato Vitale sfida la nostra immaginazione e non si può esprimere a parole.Tuttavia possiamo manifestare lo Stato di Buddit뇼 concretamente nelle nostre vite. La cerimonia descritta nel capitolo de "L' Apparizione della Torre preziosa", conferma che possiamo manifestare la nostra natura di Budda anche se 뇼 latente nelle nostre vite. In altre parole, l'apparizione della Torre Preziosa è una metafora che illustra magnificamente la nostra Natura di Budda. Nel Sutra del Loto, l'apertura delle porte della Torre Preziosa, rappresenta la spiegazione teorica della manifestazione dello Stato di Buddità, inerente ad ogni Essre Umano. Nel Gohonzon, " Nam-myoho-renge-kyo, Nichiren" corrisponde alla Torre Preziosa. Il Budda Shakyamuni e il Budda Taho, sono seduti nella Torre Preziosa di fronte all'auditorio .E il resto dei bodhisattva e altri esseri erano seduti di fronte ai Budda.Generalmente, in India, le persone importanti si siedono al lato destro. Nel punto della spiegazione, dove Shakiamuny è seduto a sinistra di "Nam-myoho-renge-kyo" guardando il Gohonzon, e il Bodhisattva delle Pratiche Superiori ( il leader dei Bodhisattva della Terra) alla destra, significa che Shakyamuni sta dentro la Torre Preziosa guardando fuori e il Bodhisattva delle Pratiche Superiori sta di fronte a Lui. Il diagramma del Gohonzon che appare pubblicato in questo articolo, vi aiutera' a vedere la posizione e il significato di ogni iscrizione nel Gohonzon trascritto da Nichikan.Con la speranza che la spiegazione grafica dei componenti del Gohonzon, vi aiuti a captare il significato del Messaggio che Nichiren Daishonin vuole dare all Umanita' con l'iscrizione del Dai-Gohonzon, cio che ogni Individuo ha la potenzialita' di diventare un Budda e che tutto il mondo puo' usufruire della propria Buddita' con la Fede nel Gohonzon. Possiamo comparare l'immaggine grafica del Gohonzon con la nostra propria vita. Vivendo nell' epoca corrotta dell'ultimo giorno della Legge, le nostre vite possono essere influenzate facilmente dai mondi piu' bassi, come l'Ira o l'Animalita'. Quando succede e' come se mettiamo la rabbia o l'animalita' al centro delle nostre vite, invece di metterci Nam-myoho-renge-kyo. Le nostre vite sono come la Torre Preziosa ma puo' darsi che la porta sia chiusa e la Torre Preziosa interrata nell'illusione. Per questo la nostra sfida deve essere, estrarre il Tesoro che e' nascosto nella nostra oscurita' fondamentale, aprirlo e mettere Nam-myoho-renge-kyo al centro delle nostre vite. Cosi' illuminando i nostri Stati Vitali piu' bassi, li collochiamo nel posto piu' appropriato. Questo puo' essere possibile con il Potere della Fede e della Pratica. La nostra sfida e' che tutti continuino nella Pratica con la ferrea convinzione nel suo messaggio, che siamo dotati della Torre Preziosa, percio' della Buddita'. In questo modo, possiamo stabilire lo Stato di Buddita' come condizione base della nostra vita, cosi' come e' spiegato nella grafica dei caratteri nel Gohonzon.

(tina)

FEDE....

"Oggi ci sono persone che credono nel Sutra del Loto; la fede di alcuni e` come il fuoco, quella di altri e` come l'acqua. Quando i primi ascoltano l'insegnamento, ardono di passione come il fuoco, ma, con il passare del tempo, tendono ad abbandonare la fede. Avere fede come l'acqua significa credere sempre, senza mai retrocedere."
(da PANTA REI)



tina

domenica 1 gennaio 2012

IL GOSHO DI CAPODANNO

Gosho di Capodanno


Ho ricevuto un centinaio di mushimochi1
e una cesta di frutta. Il giorno
di Capodanno segna il primo giorno,
il primo mese, l’inizio dell’anno e l’inizio
della primavera
2. La persona che
celebra questo giorno accrescerà le sue
virtù e sarà amata da tutti, come la luna
diventa piena, muovendosi da occidente
a oriente
3 e il sole risplende più luminoso,
avanzando da oriente a occidente.
Per prima cosa, alla domanda di dove
si trovino esattamente l’inferno e il
Budda, un sutra afferma che l’inferno
si trova sotto terra e un altro dice che
il Budda risiede a occidente. Ma, a un
attento esame, risulta che entrambi esistono
nel nostro corpo alto cinque piedi;
questo dev’essere vero perché l’inferno
è nel cuore di chi interiormente disprezza
suo padre e trascura sua madre. È
come il seme del loto che contiene al
tempo stesso il fiore e il frutto. Anche il
Budda dimora nei nostri cuori, così come
dentro la pietra focaia esiste il fuoco
e dentro le gemme esiste il valore. Noi
persone comuni non possiamo vedere le
nostre ciglia che sono vicine né i cieli che
sono lontani. Ugualmente non capiamo
che il Budda esiste nel nostro cuore. Tu
potresti chiederti come il Budda possa
risiedere dentro di noi se il nostro corpo,
generato dallo sperma e dal sangue
dei genitori, è la fonte dei tre veleni e
la sede dei desideri carnali. Ma dopo ripetute
riflessioni si comprende quanto
ciò sia vero. Il puro fiore di loto sboccia
dalla melma, il profumato sandalo cresce
dalla terra, il grazioso bocciolo di
ciliegio spunta dall’albero, la bella Yang
Kuei-fei nacque dal ventre di una serva e
la luna si alza da dietro le montagne e le
rischiara. La sfortuna viene dalla bocca
e ci rovina, la fortuna viene dal cuore e
ci fa onore.
Il tuo cuore che desidera fare offerte
al Sutra del Loto all’inizio del nuovo
anno è come il fiore che sboccia dall’albero,
come il loto che si schiude in uno
stagno, come le foglie di sandalo che si
aprono sulle Montagne Nevose o come
la luna che comincia a sorgere. Adesso il
Giappone, diventando nemico del Sutra
del Loto, si è attirato la sfortuna da mille
miglia lontano e, alla luce di questo, co-
loro che credono nel Sutra del Loto attireranno
la fortuna da diecimila miglia
lontano. L’ombra è proiettata dal corpo
e, come l’ombra segue il corpo, la sfortuna
colpirà il paese i cui abitanti sono
nemici del Sutra del Loto. I seguaci del
Sutra del Loto al contrario sono come il
legno di sandalo con il suo profumo. Ti
scriverò ancora.
Nichiren
Il quinto giorno del primo mese
Risposta alla moglie di Omosu
Gosho di capodanno
1009
CENNI STORICI – Nichiren Daishonin
scrisse questa lettera per la moglie di Omosu,
in ringraziamento per le offerte da
lei inviate all’inizio del nuovo anno. Non
sappiamo, tuttavia, di quale anno si tratti.
La signora Omosu era la sorella maggiore
di Nanjo Tokimitsu e la moglie di
Ishikawa Shimbei Yoshisuke, chiamato
Omosu, dal nome del villaggio in cui era
situata la sua proprietà, nel distretto di
Fuji, della provincia di Suruga.
Nella lettera il Daishonin espone con
parole semplici e poetiche il principio del
mutuo possesso dei Dieci mondi, rivelando
che la Buddità e l’inferno esistono nella
vita di ciascun individuo: una persona dal
cuore pieno di odio sperimenta infatti il
mondo d’inferno, mentre chi ha fede nel
Sutra del Loto sperimenta il mondo di Buddità.


1.
Mushimochi: dolci di riso tradizionali

delle feste di Capodanno.

2. Secondo il calendario lunare giapponese,

la primavera inizia con il primo mese; inizia

a Capodanno di quel calendario che corrisponde,

nel calendario gregoriano, a una data variabile

fra il 21 gennaio e il 19 febbraio.

3. Si riferisce al fatto che la luna nuova

dapprima è visibile a ovest subito dopo il

tramonto e, nelle notti successive, via via che

diventa piena, sembra spostarsi gradualmente

verso est.

(dal sito della Soka Gakkai)


tina

giovedì 25 agosto 2011

ISTITUTO BUDDISTA ITALIANO SOKA GAKKAI



I.B.I.S.G.
L'Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai riunisce coloro che in Italia seguono e praticano il Buddismo insegnato da Nichiren Daishonin. Le sue finalità sono:

* far conoscere e diffondere i principi universali di benevolenza e compassione verso tutti gli esseri viventi, propri del Buddismo;
* far conoscere e diffondere il Buddismo di Nichiren Daishonin, per il quale ciascun essere umano può... conseguire l’Illuminazione nella presente esistenza;
* favorire l’approfondimento e la comprensione della fede nei suoi appartenenti, attraverso lo studio e la conoscenza degli insegnamenti di Nichiren Daishonin;
* promuovere la pratica buddista di Nichiren Daishonin, tramite la recitazione del Gongyo (lettura di alcuni capitoli del Sutra del loto) e del Daimoku (recitazione della frase Nam-myoho-renge-kyo) per accedere all’Illuminazione e far emergere la Buddità;
* promuovere le iniziative educative, culturali e umanitarie più opportune per la realizzazione dei valori della pace nel mondo, dell’aiuto e del sostegno verso tutti gli esseri viventi, e per la creazione di una società più giusta e orientata da valori umanitari.

(tina)

sabato 20 agosto 2011

I benefici del Daimoku......


intervista a Tamotsu Nakajima

La preghiera, nel Buddismo di Nichiren, è il Daimoku, Nam-myoho-renge-kyo, da lui pronunciato per la prima volta il 28 aprile 1253 a mezzogiorno. «Nam-myoho-renge-kyo è il mezzo meraviglioso per porre veramente fine agli ostacoli fisici e spirituali di tutti gli esseri viventi», scrive Nichiren. Il primo passo per sperimentare la verità di questa affermazione è crederci e metterla in pratica

Cosa significa, in giapponese, la parola Daimoku, e cosa indica nel Buddismo di Nichiren Daishonin?

La parola Daimoku è formata da due ideogrammi: dai, che significa "titolo", e moku, "occhio". Dai indica l'azione di estrarre il succo di qualcosa. Nel dizionario giapponese la definizione di Daimoku è: "Il contenuto di un libro o di un trattato espresso in sintesi".

Il Daimoku, nel Buddismo del Daishonin, è Nam-myoho-renge-kyo, che Nichiren pronunciò per la prima volta il 28 aprile 1953.

Dunque il Daimoku, Nam-myoho-renge-kyo, è il succo del Buddismo. Letteralmente è il titolo del Sutra del Loto, ma in realtà è il succo dell'intero Buddismo, il nome della Legge universale.

All'epoca di Shakyamuni non esisteva una pratica come il Daimoku, e nemmeno esistevano trattati, insegnamenti o sutra. Il succo, la "pratica", consisteva nel seguire direttamente ciò che il Budda predicava agendo nella vita quotidiana, la cosa fondamentale era il comportamento. Il Daimoku, Nam-myoho-renge-kyo, viene con Nichiren.

Spesso con la parola Daimoku si indica erroneamente il titolo del Sutra del Loto, che è Myoho-renge-kyo. Ma in realtà il Daimoku è molto di più di un semplice titolo: Nam-myoho-renge-kyo è la Legge, il nome del Budda - questo diceva Toda - e infatti la recitazione di Nam-myoho-renge-kyo è la "pratica" della scuola Nichiren. Nel Buddismo di Nichiren "fare" equivale a recitare Daimoku.

Lo scopo della vita del Daishonin fu realizzare il Gohonzon come Oggetto di culto, nel quale egli concretizzò la Legge alla quale si era illuminato. Il Gohonzon quindi è la materializzazione della Legge, mentre il Daimoku è la Legge in suono. Per questo si recita Nam-myoho-renge-kyo al Gohonzon.

Nel Gosho è scritto: «Quando veneriamo come Oggetto di culto Myoho-renge-kyo presente nella nostra vita, la natura di Budda che è in noi viene richiamata dalla nostra recitazione di Nam-myoho-renge-kyo e si manifesta. Questo si intende per "Budda". Per fare un esempio, quando un uccello in gabbia canta, gli uccelli che volano liberi nel cielo sono richiamati e si radunano intorno a lui. E quando gli uccelli che volano nel cielo si radunano, l'uccello in gabbia cerca di uscir fuori. Così, quando con la bocca pronunciamo la mistica Legge, la nostra natura di Budda viene richiamata e invariabilmente emergerà. La natura di Budda di Bonten e di Taishaku, richiamata, ci proteggerà e la natura di Budda dei Budda e dei bodhisattva, richiamata, gioirà. Questo intendeva il Budda quando disse: "La persona che abbraccia [il Sutra del Loto] anche per breve tempo, darà gioia a me e a tutti gli altri Budda"» (Il Sutra del Loto porta all'Illuminazione coloro che per la prima volta aspirano alla strada, SND, 8, 34).

La vita stessa è Buddità, ma se non si fa niente questa non si manifesta. Qualcosa le impedisce di uscire, qualcosa la avvolge in modo così denso da impedirle di venire fuori. Recitando Daimoku al Gohonzon si fa emergere la propria Buddità; come avviene tra l'uccello in gabbia e gli altri uccelli, che cantando si richiamano l'uno con gli altri, così avviene tra me e il Gohonzon.

Il Gohonzon - ci riferiamo al Dai-Gohonzon, iscritto il 12 ottobre 1279 per tutta l'umanità, e a tutti i Gohonzon copiati da quello - è lo strumento fondamentale per manifestare la Buddità.

Perché? Secondo il Buddismo ogni fenomeno si manifesta attraverso l'incontro di una causa interna e di una circostanza esterna. Nel caso della Buddità, la causa interna è la natura di Budda, che tutti possediamo, mentre il Gohonzon è la circostanza esterna. Senza il Gohonzon non c'è l'occasione per manifestare la Buddità, per farla emergere dalla propria vita.

Ma recitare Daimoku cosa vuol dire? Nel Gosho è scritto che «adesso, nell'Ultimo giorno della Legge, il Daimoku che recita Nichiren è diverso da quello delle epoche precedenti. È Nam-myoho-renge-kyo che comprende la pratica per sé e la pratica per gli altri» (Le tre grandi Leggi segrete). Allora, quando si ha il massimo beneficio del Daimoku? Quando si ha lo stesso desiderio di Nichiren, il desiderio di far stare bene gli altri, e ci si sforza in questa direzione..

Cosa vuol dire avere lo stesso desiderio di Nichiren?
Se avviciniamo il nostro cuore alla compassione di Nichiren, quando recitiamo Daimoku manifestiamo immediatamente la nostra natura di Budda. Il Daishonin dice che la felicità più grande è recitare Daimoku e usare la propria vita, ogni situazione della propria vita, per gli altri. Usando ogni situazione per gli altri scompare del tutto l'attaccamento al proprio desiderio. Facendo così si sta già mettendo in pratica la compassione di Nichiren, o il pensiero del Budda. È questo che dobbiamo realizzare nella nostra vita. Quindi sono importanti il pensiero e la motivazione che ci spingono a recitare Daimoku, e le azioni concrete che compiamo nella vita quotidiana.

Ciascuno di noi riesce a pregare a seconda di quello che pensa. Perciò bisogna sforzarsi di avere il cuore sempre più grande, il più possibile. Desiderare che tutte le persone, senza alcuna eccezione, diventino felici.

L'efficacia della preghiera dipende da quanto è profondo e forte il desiderio della felicità delle altre persone. Ed è difficile, normalmente, pensare e agire per le altre persone.

Ad esempio, se hai parenti in Africa che ti mandano notizie da laggiù ti senti più coinvolto, senti la sofferenza di quei popoli. Ma anche in questo caso, dopo che hai cambiato il tuo stato d'animo e hai sentito la loro sofferenza, quanto riesci ad aiutarli?

La vita è fatta di attimi. Perciò se hai una sofferenza, è chiaro che la vuoi risolvere e reciti Daimoku per questo motivo. Ma recitando Daimoku emerge un altro desiderio, un'altra idea, e così prosegui facendo Daimoku per quel nuovo scopo. È un continuo processo di causa-effetto, causa-effetto, e il fine è riuscire a sentire la compassione del Budda.

La preghiera viene dal desiderio, da quello che si sente nella vita. Ognuno ha i suoi problemi, è normale che ce li abbia ed è normale che parta da lì. Ma quello che ci insegna il Buddismo è non rimanere fermi là.

Scrive Nichiren Daishonin nel Gosho L'apertura degli occhi: «Feci il voto di risvegliare in me il potente e invincibile desiderio della salvezza di tutti gli esseri viventi. E di non esitare mai nei miei sforzi» (L'apertura degli occhi, SND, 1, 194).

Josei Toda diceva: vorrei eliminare la parola miseria da questo mondo. Lui ha interpretato così il Gosho, e ha deciso di agire di conseguenza, ottenendo dei risultati incredibili, come la conversione di 750 mila famiglie al Buddismo di Nichiren Daishonin in soli sette anni.

Lavorare per realizzare kosen-rufu significa anche desiderare, e pregare profondamente, che non succedano disastri in nessuna parte del mondo. Nichiren Daishonin scrive: «La carestia si verifica come conseguenza dell'Avidità, la pestilenza come effetto della Stupidità e la guerra come risultato della Collera» (Re Rinda, SND, 4, 97). Queste, e tutte le altre calamità che si verificano ai nostri giorni, sono sempre causate da noi: perciò dobbiamo cambiare il nostro cuore.

Nichiren ha detto: io ho realizzato il Gohonzon e il Daimoku, kosen-rufu è la vostra missione. Ci ha lasciato il Gohonzon e il Daimoku affinché li utilizzassimo per realizzare kosen-rufu. E dopo settecento anni dall'iscrizione del Dai-Gohonzon, la Soka Gakkai ha cominciato a propagarlo, seguendo la guida dei suoi tre presidenti Makiguchi, Toda e Ikeda.

Come possiamo capire e spiegare agli altri perché si prova gioia recitando Nam-myoho-renge-kyo?

Purtroppo noi cerchiamo di "capire" cosa dice il Buddismo. Ma è estremamente difficile capire l'intero Buddismo. Quello che invece si deve fare è "praticare" il Buddismo, cioè lasciare il nostro punto di vista e adottare il punto di vista del Buddismo, in ogni momento della nostra vita quotidiana.

Secondo le scritture buddiste precedenti al Sutra del Loto, alle persone del mondo di Studio era preclusa la via per ottenere la Buddità non perché non riuscissero a "capire" il Buddismo, ma perché mancavano di fede, che è la via diretta alla Buddità.

Come si fa a capire il Buddismo? Cercando di credere, di avere fede, e di sperimentare. Se nel Gosho è scritto che «non c'è felicità più grande che recitare Nam-myoho-renge-kyo», dobbiamo sforzarci di credere che ciò è assolutamente vero. Forse chi riesce a spiegare questa frase è chi riesce a realizzare quella gioia, così come è scritto nel Gosho.

Noi pratichiamo in tanti. Il desiderio penso che sia uguale per tutti: essere felici. Ma qualcuno riesce a realizzarlo, qualcun altro no. Che differenza c'è, dal momento che pratichiamo lo stesso Buddismo? Tutti stanno praticando con fiducia, perciò stanno andando avanti. Ma in quale momento la fiducia diventa fede, quella fede che permette di credere "assolutamente" nelle parole di Nichiren? Perché il risultato è diverso. A noi per capire il Buddismo serve la fede.

E la fede si manifesta nell'azione. La fede porta a sperimentare la gioia di cui parla il Gosho, e quella felicità, la felicità del Budda, sta nella vita quotidiana. E in come ci si comporta.

Normalmente pensiamo che realizzare il nostro desiderio sia la felicità. Dal punto di vista del Budda la felicità è tutta un'altra: la felicità dipende da quanto si è capaci di utilizzare ogni situazione, da quanto si riesce a trovare la gioia in ogni momento, proprio in quelle situazioni che sono invece causa di sofferenza. Se è gioia deve essere gioia, perché così è scritto nel Gosho.



In che modo possiamo combattere l'oscurità che sta portando il mondo alla rovina?



Innanzitutto non dobbiamo ragionare in base a un dualismo tra oscurità e Illuminazione. Se pensiamo così è come se ci immaginassimo una parità tra le due. Invece al fondo di tutto c'è Nam-myoho-renge-kyo, c'è la Buddità, che lavora per creare armonia in tutto l'universo. Supponiamo che un giorno si rompa qualche anello della catena dell'ecosistema e ad esempio si verifichi un'invasione di cavallette. Quello è un semplice fenomeno. L'intero universo lavora per risistemare tutto e ottenere un nuovo equilibrio.

In natura c'è un equilibrio meraviglioso e difficile da capire. Lo squilibrio che noi vediamo è solo una piccola parte, sia nello spazio che nel tempo, ma alla fine tutto si riequilibra. Il Buddismo vede nella natura fondamentalmente funzioni positive, vede l'armonia; Myoho-renge-kyo è al fondo di tutto mentre i due estremi, oscurità e Buddità, sono i modi in cui la natura si manifesta. Grazie a quel fondo di Buddità si riesce a mantenere l'armonia. Altrimenti si distruggerebbe tutto.

Oggi la condizione su scala mondiale è terribile, ma a livello ancora più grande potrebbe non essere altro che una fase dell'evoluzione. Noi vediamo le cose da un punto di vista parziale, il luogo da cui stiamo parlando è appena un piccolo pianeta che ruota intorno a una piccola stella. Ciò non toglie che per noi questa terra è importantissima, perché è la "nostra situazione" il luogo dove trasformare ogni sofferenza in gioia, mettendoci a ritmo con Nam-myoho-renge-kyo, il "fondo" della vita. E proprio qui dobbiamo agire, le parole sono limitate. E agire significa fare shakubuku, trasmettere agli altri il mezzo per diventare felici.

(tina)

La Legge è grande, dice il Gosho, e chi la propaga può diventare altrettanto grande. Noi mostriamo la grandezza della Legge da come ci comportiamo ogni giorno, siamo venuti qui per divertirci a trasformare il mondo.

giovedì 18 agosto 2011

LA PREGHIERA NEL BUDDISMO DI NICHIREN DAISHONIN.......

Nella pratica del Buddismo di Nichiren Daishonin la preghiera ha un’importanza centrale. Gli appartenenti alla Sgi raccontano esperienze riguardo il “pregare dal profondo del cuore”. Parlano anche di “risposta” alle loro preghiere. Che cosa intendono con tali affermazioni?
Il Dizionario italiano Devoto Oli definisce la preghiera come: «Testo, parola o pensiero mediante cui il devoto si rivolge alla divinità». In cosa concorda la cultura buddista della preghiera rispetto a questa definizione, e in quali aspetti si distingue?
Sembra che l’umanità si sia dedicata a qualche forma di “preghiera” fin dagli albori della specie. Man mano che l’essere umano sviluppava la consapevolezza della propria impotenza di fronte alle forze della natura, alla precarietà dell’esistenza e alla mortalità, cominciò a esprimere intensamente sentimenti di supplica, lode o ringraziamento.
Il presidente della SGI Daisaku Ikeda ha scritto che la religione si è sviluppata a partire dalla preghiera, e che l’idea e l’atto della preghiera precedono la forma stessa che le diverse tradizioni religiose hanno dato, di volta in volta, a questa azione primordiale dell’essere umano.
Anche la preghiera buddista può essere considerata come un’espressione concentrata di questi stessi sentimenti di aspirazione, ricerca e apprezzamento. Si distingue, però, per il fatto che il Buddismo colloca il “divino” all’interno della vita del singolo praticante. Lo scopo fondamentale della preghiera buddista è dunque quello di risvegliare le innate capacità interiori di forza, coraggio e saggezza e non invocare forze o divinità esterne.
Inoltre, come in molte pratiche spirituali orientali, è anche importante un’espressione “fisica” della preghiera che, per i praticanti del Buddismo di Nichiren, si concretizza nella lettura – mattina e sera – di due parti del Sutra del Loto e nella recitazione di Nam-myoho-renge-kyo, il nome della Legge mistica che sta alla base della vita stessa e che Nichiren ha preso dal titolo del Sutra del Loto.
Il fatto che la recitazione sia intonata sonoramente esprime il concetto che nel Buddismo di Nichiren Daishonin la preghiera non è puramente una meditazione rivolta all’interno della propria vita, ma un atto che rende manifeste delle qualità interiori potenziali, facendole apparire nel mondo reale.
I buddisti rivolgono la recitazione di Nam-myoho-renge-kyo a un oggetto di culto, il Gohonzon: questo è un mandala, cioè una rappresentazione simbolica dello stato ideale di Buddità, o Illuminazione, in cui tutte le tendenze e gli impulsi della vita – dai più bassi o degradati ai più alti o nobili – agiscono in armonia per realizzare felicità, creatività e saggezza.
Il Gohonzon non è un “idolo” o un “dio” da supplicare o da ingraziarsi, ma uno strumento per riflettere e un catalizzatore per un positivo cambiamento interiore.
I buddisti della Soka Gakkai vengono incoraggiati a esprimere le proprie preghiere in forma specifica e concreta, focalizzata su problemi, speranze o preoccupazioni che essi affrontano nella vita quotidiana. Il Buddismo del Daishonin – in particolare – evidenzia l’inseparabilità dei “desideri terreni” dall’Illuminazione. Nichiren ha affermato infatti che “bruciando” la “legna” dei nostri desideri attraverso l’azione della preghiera, riusciamo a sviluppare la “fiamma” di una rinnovata energia e la “luce” della nostra saggezza. La preghiera buddista rappresenta quindi il processo attraverso il quale i desideri e le sofferenze vengono trasformati in compassione e saggezza.
Questo percorso implica una riflessione su di sé, e passa necessariamente attraverso il confronto – talvolta doloroso – con le proprie tendenze negative più radicate. «La pratica degli insegnamenti buddisti – scrive Nichiren Daishonin – non ti solleverà affatto dalle sofferenze di nascita e morte a meno che tu non percepisca la vera natura della tua vita. Se cerchi l’Illuminazione al di fuori di te, anche eseguire diecimila pratiche e diecimila buone azioni sarà inutile, come se un povero stesse giorno e notte a contare le ricchezze del suo vicino, senza guadagnare nemmeno un centesimo».
I praticanti, inoltre, sono incoraggiati a legare strettamente la preghiera con le azioni e il comportamento nella vita quotidiana. La preghiera è sincera solo se coerente con l’azione. Per trasformare concretamente la propria vita è necessario quindi attivare determinazione e preghiera, impegno e sincerità.
Secondo l’insegnamento del Daishonin, attraverso la recitazione di Nam-myo-renge-kyo si può attivare la condizione vitale più elevata: la “natura di Budda”. Questo potenziale – presente in ogni forma di vita – è la stessa Legge mistica che permea l’intero infinito universo. La preghiera è il costante processo di riallineare le nostre singole vite (“piccolo io”) con tutti i loro impulsi e desideri, con il ritmo dell’universo vivente (“il grande io”).
Durante questo percorso, definito anche “rivoluzione umana”, vengono attivate pienamente capacità – fino ad allora poco utilizzate o del tutto inespresse – quali conoscenza di sé, saggezza, vitalità e perseveranza. E poiché nella filosofia buddista non esiste separazione tra il mondo interiore degli esseri umani e il loro ambiente, i cambiamenti che avvengono dentro di noi si riflettono anche fuori di noi, nelle situazioni esterne. Sperimentare una “risposta” alle preghiere è il risultato concreto e visibile di questo processo.
Daisaku Ikeda ha scritto che la forma più alta di preghiera è il voto di contribuire alla felicità degli altri e allo sviluppo di una convivenza pacifica sul pianeta.
Questo voto, e le azioni che ne conseguono, armonizzano profondamente le nostre vite con l’infinita vita dell’universo e fanno emergere il nostro io più elevato e nobile.
(tina)

martedì 16 agosto 2011

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Gongyo e le preghiere silenziose......primi passi.....


Primi passi: Gongyo e le preghiere silenziose

a cura di Tamiko Kaneda

La prima volta che presi in mano il libretto di Gongyo avevo sette anni. In quel periodo la mia più grande sofferenza era dovuta alla paura che mi incuteva la maestra e mia madre mi disse semplicemente che se volevo risolvere questa sofferenza bastava recitare un po' di Daimoku e la prima parte del libretto di Gongyo prima di andare a scuola. Questa è stata la motivazione per iniziare a praticare e poi ho imparato piano piano anche la seconda parte. Ma arrivato l'ultimo giorno di scuola, anche la mia pratica andava in vacanza per ricominciare a settembre. A dieci anni, durante il primo corso estivo italiano, mi accorsi di sapere a memoria tutto il libretto e, fiera di me, decisi che da quel momento avrei recitato Gongyo senza leggere il libretto. Lo confidai a un'amica di mia madre e lei, nonostante fossi ancora una bambina, con aria seria mi disse: «Non si finisce mai di imparare il libretto di Gongyo!». Le sue parole mi colpirono talmente che tutt'oggi mi ricordo la scena come se fosse successo ieri. La vita poi mi ha dimostrato che quella affermazione era vera: non si finisce mai di migliorare Daimoku e Gongyo. Anche oggi, che sono trascorsi quasi trent'anni dal primo Gongyo, mi accorgo di piccoli errori nella pronuncia oppure di non avere sempre un atteggiamento corretto davanti al Gohonzon. Quando sento che la mia vita non migliora, ricomincio da zero con la pratica quotidiana: mi siedo davanti al Gohonzon come se fosse il primo giorno e mi sforzo di recitare Daimoku e Gongyo con la massima concentrazione. La relazione con la maestra delle elementari si è trasformata del tutto, tanto che sono andata a trovarla anche dopo la laurea.

Gongyo: pratica principale e di supporto

Il cuore di Nichiren Daishonin, che proclamò Nam-myoho-renge-kyo per la prima volta il 28 aprile 1253, era animato dal forte desiderio di condurre l'umanità intera verso la felicità attraverso la manifestazione dell'infinito potenziale insito in ogni vita: la natura di Budda. Gongyo letteralmente significa "pratica assidua". La pratica di Gongyo si divide in pratica principale, cioè la recitazione di Nam-myoho-renge-kyo, o Daimoku, e la pratica di supporto, la recitazione del secondo e sedicesimo capitolo del Sutra del Loto, Espedienti (Hoben) e Durata della vita del Tathagata (Juryo). Negli scritti giunti fino ai nostri giorni si trova traccia del fatto che il Daishonin e il suo successore Nikko Shonin recitavano Daimoku e i due capitoli del sutra, mentre la pratica dei seguaci laici del Daishonin era principalmente la recitazione del Daimoku, anche se in alcuni casi egli incoraggiava la recitazione dei due capitoli del Sutra del Loto o parti di essi. La pratica principale, o Daimoku, esprime la fede nel Gohonzon che permette di manifestare la natura di Budda inerente nelle nostre vite. La pratica di supporto ha il significato di lodare il Daimoku di Nam-myoho-renge-kyo. In altri termini, usando le "auree parole" del Budda nel Sutra del Loto, noi lodiamo la Legge fondamentale per manifestare la nostra natura di Budda. Il significato fondamentale della pratica di Gongyo è aver fede nel Gohonzon, lodare la Legge di Nam-myoho-renge-kyo e forgiare la propria vita. Gli obiettivi principali di questa pratica sono la manifestazione della Buddità in ogni singolo essere umano e la realizzazione di kosen-rufu. Questo significa che oltre alla nostra pratica costante è importante che numerose persone decidano di abbracciare questo insegnamento. Il Jigage (parte in versi del sedicesimo capitolo) è il riassunto dell'intero capitolo Durata della vita del Tathagata, l'anima dei ventotto capitoli del Sutra del Loto, la quintessenza del Buddismo. Nichiren Daishonin risvegliò la propria natura di Budda, come è rivelato nel Jigage, e ha espresso questo in Nam-myoho-renge-kyo. In risposta a una domanda inerente a Daimoku e a Gongyo il presidente Ikeda afferma: «Gongyo (la recitazione del Daimoku e della pratica di supporto) è un'azione quotidiana con la quale rendiamo i nostri cuori e le nostre menti puri e pronti alla vita. È l'accensione del "motore principale" per uno splendido inizio di giornata; è la giusta preparazione per affrontare la giornata» (Protagonisti, 1, 223).

«Abbracciare, leggere, recitare, proteggere e trarre gioia da tutti gli otto volumi e ventotto capitoli del Sutra del Loto, è la pratica estesa. Abbracciare e proteggere i capitoli Hoben e Juryo, è la pratica abbreviata. Recitare semplicemente quattro versi o il solo Daimoku e proteggere chi li recita, è la pratica essenziale. Perciò, tra la pratica estesa, la pratica abbreviata e quella essenziale, il Daimoku rientra nella pratica essenziale» (SND, 5, 31).

Il significato delle preghiere silenziose

Le preghiere silenziose che leggiamo dopo la lettura dei capitoli del sutra esprimono semplicemente il senso di gratitudine che ognuno dovrebbe nutrire. Nella lingua giapponese vengono chiamate gokannenmon: go è un ideogramma onorifico, kannen significa ricordare o riflettere e mon significa frase. Nel momento che formuliamo le preghiere silenziose è importante che anche i nostri pensieri siano coerenti; frasi sintetiche e chiare ci aiutano a focalizzare più facilmente il pensiero sulla preghiera silenziosa. Come si legge all'inizio delle preghiere silenziose dentro il libretto di Gongyo: «Le preghiere silenziose vogliono esprimere il senso di gratitudine e le determinazioni di noi credenti del Buddismo di Nichiren Daishonin e membri della Soka Gakkai Internazionale. La formulazione di queste preghiere intende aiutarci a esprimere la nostra gratitudine e i nostri scopi. non è quindi l'esatta dicitura delle preghiere a essere importante, bensì la nostra sincerità mentre preghiamo». È fondamentale non dimenticarsi lo spirito di gratitudine. Nichiren Daishonin inizia le lettere rivolte ai suoi seguaci con i ringraziamenti e anche il presidente Ikeda ringrazia sempre tutti i membri della SGI per il sincero impegno nel promuovere il movimento di kosen-rufu. Nei suoi consigli egli sottolinea sempre questo principio: «Chi esprime gratitudine è veramente felice. Una vita piena di gratitudine è luminosa e felice, sia dinanzi alle persone, che quando ci offrono un passaggio in auto, o quando si è a casa con la propria famiglia. Offrire il proprio ringraziamento con sincerità è sinonimo di una esistenza felice. Quando proviamo gratitudine, irradiamo un'onda di felicità che avvolge noi stessi e gli altri. [...] Nella parola "grazie" c'è il seme della felicità; chi apprezza profondamente il valore di questa parola e la usa generosamente si esprime molto più eloquentemente di un abile oratore» (Il Nuovo Rinascimento, 137, 17).

Le preghiere silenziose

Prima preghiera
(solo al mattino)

GRATITUDINE AGLI SHOTEN ZENJIN

Esprimo la mia gratitudine per le funzioni protettrici della vita e dell'ambiente (shoten zenjin) e prego affinché il loro potere protettivo sia ulteriormente rafforzato e accresciuto dalla mia pratica buddista.
(Recitare Nam-myoho-renge-kyo tre volte)

Seconda preghiera

GRATITUDINE PER IL DAI-GOHONZON, PER NICHIREN DAISHONIN, NIKKO SHONIN E NICHIMOKU SHONIN

Esprimo la mia più profonda devozione e la mia più sincera gratitudine per il Dai-Gohonzon delle tre grandi Leggi segrete donato al mondo intero.

Esprimo il mio rispetto e la mia più profonda gratitudine per Nichiren Daishonin, il Budda originale dell'Ultimo giorno della Legge.

Esprimo il mio rispetto e la mia più profonda gratitudine per Nikko Shonin.

Esprimo sincera gratitudine per Nichimoku Shonin.
(Recitare Nam-myoho-renge-kyo tre volte)

Terza preghiera

DEDICATA A KOSEN-RUFU

Prego per la realizzazione del grande desiderio di kosen-rufu in tutto il mondo e perché la Soka Gakkai Internazionale possa eternamente adempiere a questa missione.

Esprimo la mia più sincera gratitudine ai tre presidenti fondatori, Tsunesaburo Makiguchi, Josei Toda e Daisaku Ikeda, eterni esempi di totale dedizione alla propagazione della Legge.
(Recitare Nam-myoho-renge-kyo tre volte)

Quarta preghiera

PREGHIERE PERSONALI E PER I DEFUNTI

Prego per poter trasformare il mio karma negativo causato dalle mie offese alla Legge in questa vita e in quelle passate e per realizzare i miei desideri nel presente e nel futuro.
(Offrire qui le proprie preghiere personali)

Prego per tutti i miei parenti, amici e per i credenti defunti. In particolare per:
(Ricordare qui i propri cari, suonando ripetutamente la campana. Poi recitare Nam-myoho-renge-kyo tre volte)

Prego per la pace nel mondo e per la felicità di tutta l'umanità.

(Suonare la campana tre volte e concludere con sansho)


(tina)

domenica 14 agosto 2011


Il buddismo della rivoluzione umana


In Occidente vengono chiamati Buddismo gli insegnamenti di Shakyamuni e tutte le loro successive elaborazioni. Il buddismo è una religione ‘vivente’ e non una semplice adesione intellettuale ad un sistema di pensiero: non ci si può definire buddisti senza praticarlo. Insieme all’Islam, al Cristianesimo, all’Induismo e all’Ebraismo è una della grandi religioni mondiali. Nato in India, si è in seguito sviluppato con le tre principali tradizioni (Mahayana, Theravada e Vajrayana) in Cina, Tibet, nel sud-Asiatico e in Giappone. Più recentemente si è affermato anche nei Paesi occidentali. La pratica del Buddismo è basata sulla compassione che si identifica nello sforzo sublime di condividere le sofferenze degli altri partendo dalla comune umanità e di creare ed espandere una rete di autentica amicizia e fiducia. La Soka Gakkai Internazionale è una organizzazione impegnata a sviluppare attività nell’ambito della pace, della cultura e della educazione basate sull’umanesimo buddista. Fondamento dell’umanesimo buddista sta nell’immenso rispetto per ogni forma di vita che ci permette di percepire e riconoscere la “natura di Budda” – così incomparabilmente preziosa – inerente non solo agli esseri umani, ma ad ogni essere vivente. Nel Sutra del Loto, la scrittura buddista più conosciuta nel mondo, Shakyamuni chiarisce “l’unica grande ragione” della sua apparizione in questo mondo: aprire la porta della saggezza del Budda a tutti gli esseri viventi e mantenere la sua promessa di condurre loro alla sua stessa condizione di illuminazione. Nichiren Daishonin, monaco di straordinaria cultura, apparve nel Giappone del XIII secolo e fondò un buddismo accessibile alla gente comune, e, secondo la tradizione mahayana, cercò di realizzare lo stesso obiettivo di Shakyamuni: mettere ogni persona in grado di aprire da sola le porte della saggezza del Budda. Anche se colpito da durissime persecuzioni governative, Nichiren non smise mai di inviare lettere ai suoi seguaci dove spiegava i fondamenti del suo buddismo applicati alla vita quotidiana. Nel 1279, tre anni prima di morire, iscrisse il Dai-Gohonzon, che lui stesso definì “l’oggetto di culto per osservare la propria mente”. Seguendo gli insegnamenti di Nichiren, i membri della Soka Gakkai Internazionale recitano il mantra Nam myoho renge kyo derivato dal titolo (Daimoku) del Sutra del Loto al Gohonzon iscritto da Nichiren davanti al quale ogni essere umano può risvegliare la propria natura di Budda. Dunque, attraverso questa pratica i membri della Soka Gakkai Internazionale si impegnano a manifestare la loro natura di Budda e a creare una condizione vitale di suprema felicità che durerà per l’eternità. Noi chiamiamo questo processo “rivoluzione umana”.
Giappone 1930. T. Makiguchi, direttore di una scuola elementare e J.Toda, giovane insegnante, fondano una “Società educativa per la creazione di valore” la Soka Kyoiku Gakkai. Lo scopo è diffondere le idee innovative maturate in ambito pedagogico alle quali Makiguchi aveva dedicato lunghi anni di lavoro e riflessione. Due anni prima, nel 1928 entrambi si erano convertiti al buddismo di Nichiren Daishonin per cui si dedicano allo studio degli insegnamenti di Nichiren Daishonin basati sul Sutra del Loto. Nel 1942 l’associazione diventa una organizzazione religiosa che conta circa 3000 membri. Con l’inizio della seconda guerra mondiale il governo militarista avvia una politica fortemente repressiva. Tutte le religioni sono costrette ad unificarsi sotto l’egida dello shintoismo, ma Makiguchi rifiuta il decreto governativo e nel 1943 viene arrestato insieme a Toda e ad altri esponenti dell’organizzazione. Makiguchi muore in carcere. Nel 1945 Toda viene rilasciato e decide di ricostruire l’organizzazione nonostante la sua salute sia gravemente minata dagli stenti della carcerazione. Nel 1946 nasce la Soka Gakkai (Società per la creazione di valore) aprendo la strada all’applicazione concreta del Buddismo come modello di vita e di azione per la gente comune. Nel 1957 in piena Guerra Fredda Toda pronuncia una storica dichiarazione contro le armi nucleari. Toda muore nel 1958 e Daisaku Ikeda, giovanissimo e anch'egli gravemente minato nella salute, diviene terzo presidente della Soka Gakkai nel 1960 iniziando un’opera di diffusione del Buddismo di Nichiren Daishonin in tutti e cinque i continenti. Oggi i membri della Soka Gakkai Internazionale sono circa 12 milioni in 193 paesi del mondo. Li unisce la fede negli insegnamenti di Nichiren Daishonin secondo cui la felicità assoluta, la buddità, è dentro la vita di ogni persona. Intimamente collegato a questa convinzione è l’impegno sociale verso: la pace, l’aiuto umanitario, la difesa dell’ambiente. Sebbene le attività della SGI assumano modalità diverse in ogni paese a seconda della cultura e delle caratteristiche locali, alcune attività possono essere considerate standard come le riunioni di discussione che si fanno in tutto il mondo. Nella splendida isola mediterranea di Majorca, a volte partecipano membri di venti nazionalità diverse e le riunioni risuonano di vivaci conversazioni in spagnolo, inglese, tedesco, francese, italiano e tante altre lingue. A Belfast, nell'Irlanda del nord, le riunioni di discussione sono animate dal dialogo dei membri che, da buoni cittadini delle loro comunità, cercano di tessere relazioni di pace e di amicizia perché desiderano la felicità della loro terra che ha sofferto atroci conflitti per tanti anni. Ashland, in Oregon, una città sulla costa orientale degli Stati Uniti che ospita un noto festival shakespeariano, ha una storia affascinante riguardo alle riunioni di discussione. Verso la fine degli anni '80, due membri della Divisione donne si trasferirono ad Ashland dalla California del Sud e, visto che non esisteva un'organizzazione locale, cominciarono a tenere la riunione di discussione in due. Una svolgeva il ruolo dell'ospite e l'altra quello dell'invitata; poi disponevano le pubblicazioni della SGI in cerchio, facendo finta che ci fossero altrettanto partecipanti. Il loro obiettivo era quello di avere un giorno tanto calore e tanti visi sorridenti intorno a loro. A un certo punto, un noto attore televisivo si unì a queste "riunioni di discussione a due" e fu seguito da numerosi altri, tra i quali anche persone molto rispettate nella comunità. Adesso il gruppo è diventato un vitalissimo capitolo, il "Picco dell'Aquila" che ha più di cento membri. Nel frattempo a Interlaken in Svizzera, nel cuore delle Alpi, un solitario membro della Divisione donne, attraverso le innumerevoli riunioni di discussione che ha tenuto, ha fatto crescere un'imponente montagna di persone capaci. In tutto il mondo, soprattutto le donne stanno spalancando le porte di kosen rufu. Kosen rufu è lo scopo ultimo a cui tende la rivoluzione umana di ogni praticante buddista, cioè lo stabilirsi di una duratura pace sociale, una “competizione umanitaria” nella quale ogni nazione gareggi con le altre per offrire all’umanità maggiori speranze e felicità, dentro e fuori dei propri confini. Tale è anche lo spirito che anima le riunioni di discussione. Hori Nichiko, grande studioso del Buddismo che aveva un'alta stima della Gakkai, ribadì che: «La forza della Soka Gakkai risiede nel suo metodo di propagare gli insegnamenti, che non ha precedenti, vale a dire la riunione di discussione». […] In quanto presidente della Soka Gakkai Internazionale, Daisaku Ikeda ha incanalato le sue inesauribili energie verso una serie di obiettivi: il sostegno e la riforma delle Nazioni Unite in quanto principale organismo mondiale per la promozione della pace, il dialogo sulla pace e i diritti umani con esponenti mondiali del mondo della politica e della cultura come Nelson Mandela, Michail Gorbaciov, Rosa Parks, Arnold Toynbee, Linus Pauling; progetti per la formazione e le cultura, come la fondazione delle scuole Soka e della Soka University, l’associazione concertistica Min-On e il Museo Fuji di Tokyo. In tutte queste attività Ikeda ha cercato di utilizzare i benefici che derivano dalla comprensione e dalla pratica buddista per alleviare la sofferenza umana a livello sia individuale sia collettivo: ”La società odierna – sostiene Ikeda – deve affrontare in tutto il mondo innumerevoli problemi tra loro collegati, quali la guerra, il degrado ambientale, il dislivello economico tra Nord e Sud del mondo, le differenze etniche, religiose e di lingua. […] Sono dell’opinione, però che alla radice di tutti questi problemi ci sia la mancata comprensione da parte di tutti noi che al centro di ogni cosa dobbiamo porre l’essere umano e la sua felicità, lo scopo principale a cui tendere in ogni campo. Dobbiamo tornare all’essere umano, e da lì muovere una nuova partenza: è necessaria una trasformazione, una rivoluzione umana. […] Uno dei dialoghi del presidente Ikeda è con Aurelio Peccei fondatore del Club di Roma nel libro Campanello d’allarme per il XXI secolo. Dice Peccei: “[…] alla fine la forza delle circostanze ci costringerà a interrogarci, operando un'attenta e sincera disamina di noi stessi. A quel punto, oltre a gettare luce sui nostri errori e le nostre deficienze, noi scopriremo - con grande vergogna per non esserci arrivati prima, ma al tempo stesso con un sentimento di gioiosa sorpresa - che in noi si nasconde un prodigioso tesoro di risorse mai sondate e mai utilizzate. Esiste in ogni singolo individuo un patrimonio di capacità e di qualità rimasto a tutt'oggi in letargo, ma che può essere finalmente portato alla luce e sfruttato al fine di correggere il processo di deterioramento della condizione umana. Come il Club di Roma ha più volte asserito è assai probabile, per non dire certo, che questo potenziale umano dimenticato, ma disponibile, così ricco e promettente, si riveli in grado di ovviare ai nostri limiti e alle nostre manchevolezze. Può diventare l'asso nella manica suscettibile di capovolgere la situazione. Le innate risorse vitali, l'intrinseca intelligenza propria a ogni essere umano, dal più facoltoso o dotato di singolari virtù intellettuali al più indigente ed emarginato, costituiscono - ancorché attualmente noi lo si sperperi e se ne faccia un uso malproprio - l'ineguagliabile retaggio della nostra specie. Non vi è alcun dubbio che le nostre doti latenti di comprensione, immaginazione, compassione, solidarietà e creatività, che la nostra basilare capacità di apprendimento, che le nostre abilità o qualità neglette o inutilizzate non meno delle energie morali che fanno parte della nostra sostanza umana, possono essere stimolate, sviluppate e mobilitate a scopi realmente benefici e vantaggiosi. Basta soltanto farvi appello”.
Il presidente Daisaku Ikeda ha instancabilmente viaggiato in tutto il mondo, è un prolifico scrittore e un sublime fotografo (sua é la foto dell'articolo); è stato insignito di premi e numerose lauree honoris causa da parte di istituzioni di tutto il mondo. In Italia ha ricevuto l'Anello Dottorale dall'Università di Bologna Alma Mater nel 1994. Nel 2006 gli è stata conferita dal Presidente della Repuibblica C. Azeglio Ciampi l'onorificenza di Grande Ufficiale al Merito della Repubblica Italiana. Nel 2007 l'Università di Palermo gli ha conferito la Laurea magistrale honoris causa in Scienze della Comunicazione e a Palazzo Vecchio gli viene conferito il Sigillo della Pace della città di Firenze.
Così egli ricorda l’Europa degli anni '60: “Stando davanti al Muro di Berlino, che era stato eretto da poco, provai un intenso moto di sdegno verso la natura demoniaca del potere. Fissando quella barriera che spezzava un continente, separando delle vite umane, proclamai con determinazione ai presenti: «Sono sicuro che entro trent’anni questo muro non ci sarà più». Il movimento per kosen rufu in Europa partì così, avendo già in mente il sogno di un mondo senza la Guerra Fredda. In Italia, complice della propagazione di questo buddismo fu la musica e i musicisti americani che suonarono da noi alla fine degli anni ‘70 i quali distribuivano bigliettini con su scritto Nam Myhoho Renge Kyo. Al di là della eccentrica forma iniziale di propagazione, le moltissime persone che si sono avvicinate alla Soka Gakkai e che hanno approfondito studiando e praticando i principi del Buddismo di Nichiren Daishonin, hanno potuto constatare i benefici immensi della propria rivoluzione umana, superando difficoltà quotidiane inenarrabili, trionfando alla fine e diventando veri vincitori nella vita. In Italia oggi ci sono numerosi Centri Culturali della Soka Gakkai, il fiore all’occhiello è la meravigliosa villa quattrocentesca di Bellagio a Firenze, e ultimamente è nata la nuova sede di Milano in una stupenda antica costruzione a Corsico.@@@@
(tina)